INTERVISTA a Emmanuel Lebarbier, fondatore di ConfliktArts

Di Mathieu Rousselot, Brand Manager France

1. Chi sei e qual’è stato il tuo percorso professionale?

Emmanuel Lebarbier: Salve, sono il fondatore di ConfliktArts.

Ho cominciato 15 anni fa, quando sono diventato manager del mio gruppo: non era una vera e propria vocazione, ma piuttosto una necessità, dato che gli altri membri non avevano tempo di cercare date, occuparsi del merchandising, e così via. Con il tempo, ho imparato ad apprezzare questo lavoro e ho iniziato a proporre il mio aiuto ad alcune band locali. Intanto, lavoravo come discografico. Nell’agosto del 2006 ho deciso di lanciare ConfliktArts: l’idea era quella di soddisfare le principali esigenze di produzione degli artisti indipendenti in un’unica piattaforma.

2. Puoi raccontarci, in breve, la tua avventura con ConfliktArts?

Abbiamo iniziato dieci anni fa. Oggi collaboriamo con oltre 30.000 gruppi sparsi tra Francia, Belgio e Svizzera, ma anche Spagna, Regno Unito, Germania, Italia e Grecia. Al momento, produciamo 250 nuovi album (riferimenti) al mese, tra CD e vinili. Il CD è ancora uno strumento importante per i gruppi indie emergenti, primo perché rappresenta la conclusione fisica di un progetto, e secondo perché resta comunque la prima fonte di guadagno per un artista, superando di gran lunga tutte le altre modalità di commercializzazione.

3. Che tipo di servizio proponete? Vi rivolgete a tutte le categorie di artisti?

Siamo al fianco di tutti gli artisti per soddisfare le loro esigenze, soprattutto in materia di produzione, dai semplici adesivi fino alla stampa del vinile! Ogni gruppo può inserire un ordine, in tutta semplicità e in piena autonomia, direttamente dal nostro sito web. Quanto a noi, grazie all’elevato numero di ordini, siamo in grado di proporre loro il miglior rapporto qualità/prezzo presente sul mercato.

4. Facciamo l’ipotesi che io sia un artista indipendente TuneCore agli inizi della carriera, con un EP già pubblicato online. Quali consigli mi daresti in materia di merchandising, CD e vinili?

Potrò sembrare all’antica, ma il CD è il prodotto più interessante per un gruppo, perché è piuttosto economico (produrlo costa in media meno di €1) e, durante i concerti, può essere rivenduto a €10. È facile da trasportare, vendere e portare via dopo l’acquisto. In più, si compra con una banconota da €10, senza resto in moneta.

Onestamente, sappiamo tutti quale uso se ne farà dopo, perché i fan preferiranno comunque ascoltare le tracce sul telefono attraverso Spotify o YouTube. Nonostante tutto, però, il CD è ancora un oggetto che al pubblico piace acquistare.

Il vinile è davvero il massimo, ma è più complicato da portarsi dietro in tournée, i costi di produzione sono molto più alti e il prezzo di vendita può a volte scoraggiare.

La T-shirt è il prodotto che, tra le richieste degli artisti, di solito viene subito dopo il CD. Credo che abbiano bisogno di sapere che il prodotto esiste… Per farla breve, direi di puntare sul CD e ancora sul CD.

5. Più in generale, potresti spiegarci brevemente qual è la strategia (o quali sono le buone pratiche) da seguire in materia di merchandising, CD e vinili? Dipende dal pubblico a cui ci si rivolge, dallo stile o da altri fattori?

Dipende soprattutto da quanto è sviluppato il gruppo.

Raramente si parla di gruppi che fanno solo una decina di concerti l’anno, eppure sono proprio questi che rappresentano la fetta più grossa delle band francesi.

Sono artisti che suonano nei bar, ai festival musicali, che acquistano strumenti e distribuiscono la propria musica attraverso le piattaforme.

Tutto questo, però, non basta per vivere, né per sviluppare un’ampia fan base sui social network, né per vendere con un negozio online, per non parlare poi di vendere in un negozio “fisico”.

Gli artisti di questo tipo devono concentrarsi sul lato live, vendere i propri prodotti alla fine del concerto: ancora una volta, il primo prodotto dev’essere il CD; al secondo posto può venire il vinile, se il gruppo ha voglia di farsi un regalo, oppure la T-shirt.

Quando un gruppo supera i 30 concerti l’anno, la pagina Facebook comincia ad attirare fan e gli artisti possono permettersi di guardare le cose da un altro punto di vista e pensare a prodotti più ambiziosi.

Riguardo allo stile, certo, ogni genere musicale ha le proprie abitudini. In linea di massima, possiamo dire che il rap tende facilmente a sorvolare sul CD, per concentrarsi sulla musica in streaming e la vendita del merchandising. Il metal, invece, è ancorato agli oggetti fisici, in modo particolare al vinile e alle T-shirt. I cantautori preferiscono puntare sul CD, perché hanno più possibilità di esibirsi dal vivo e, quindi, di vendere il prodotto.

Non esiste, però, una regola assoluta: per questo mi sento di consigliare a ogni gruppo di tenere conto dei propri fondi e di non smettere di sorprendere i fan, perché è questo che li renderà più interessanti agli occhi del pubblico!

6. Qualche consiglio per gestire le scorte?

Per le band più piccole, i prodotti si immagazzinano di solito a casa di uno dei membri: a volte possono sorgere dei problemi di organizzazione, ma, se non si raggiungono certe quantità, affidare la logistica a un partner esterno è costoso.

Quando si va all’ufficio postale almeno una volta al giorno per spedire i propri pacchi, allora è giunto il momento di pensare a una soluzione più professionale.

7. Quali saranno le prossime mosse di ConfliktArts?

Per quanto ci riguarda, continueremo ad affiancare i gruppi indipendenti e soddisfare le loro esigenze. La nostra missione è quella di rispondere ai loro problemi nel modo più specifico possibile, tenendo sempre in considerazione l’evoluzione del mercato. Potrebbe sembrare una riflessione ovvia, ma non lo è: il mercato si muove a più velocità, e la situazione di alcune band può non corrispondere affatto a quella di altre band che si trovano in una diversa fase della carriera.

Gli artisti emergenti hanno bisogno di suonare, di trovare locali con un buon sistema di amplificazione dove siano bene accolti e di imparare, passo dopo passo, a diventare più professionali. Il nostro obiettivo è quello di continuare ad aiutarli in tutto questo.

Per ulteriori informazioni su ConfliktArts, visita il sito http://www.confliktarts.com.

5 cose che un musicista deve sapere prima di entrare in uno studio di registrazione

Per un musicista, entrare in uno studio di registrazione pieno di tutte quelle strane apparecchiature super costose è un un sogno che diventa realtà.

È il tuo momento, sei “dietro il vetro” e puoi finalmente sentirti come la rock-star che hai sempre voluto essere. Perché è così che sono stati fatti molti dei dischi che tieni negli scatoloni nel tuo seminterrato.

Parliamoci chiaro, nessuno di quei celebri nomi era pienamente pronto quando ha messo piede per la prima volta nella regia: l’odore, le lucine lampeggianti, le migliaia (forse milioni) di tastini mi-steriosi e quello strano tizio barbuto che ti sta dicendo come colpire il rullante nel modo che lui ri-tiene “giusto”.

Quindi non preoccuparti, se loro ce l’hanno fatta forse non è così arduo come sembra. Ecco qual-che consiglio utile che ogni musicista dovrebbe prendere in considerazione prima di registrare le proprie canzoni.

1) La chiave è pianificare

Quanto è appagante la sensazione che si prova quando tutto va come avevi programmato? Bene, sappi che nove volte su dieci questo non accade dopo che il tuo piede ha superato la soglia dello studio. Pianificare potrebbe anche essere la parte più noiosa della giornata di un musicista, ma fa sempre parte del lavoro. In pratica consiste nel prepararsi a qualsiasi cosa la vita potrebbe sca-gliarti addosso.

Non importa se sei un headliner di Coachella o se sei appena uscito dalla sala prove nel garage sotto casa: decidere di investire tempo (e denaro) nella registrazione della tua musica vuol dire prendersi un impegno che richiede focus e preparazione. Innanzitutto fai in modo che la tua stru-mentazione sia adeguatamente pronta: cambia le vecchie corde di chitarra, rimpiazza le pelli con-sumate della batteria e portati sempre dietro abbastanza plettri e bacchette. Sembra banale, ma all’interno dell’ambiente di uno studio è facile irritarsi per delle piccole cose e queste sono alcune delle prime cause che puoi facilmente evitare.

Una pianificazione ulteriore, specialmente nelle produzioni più piccole, prevede la registrazione delle cosiddette “tracce guida”. Consiste nel trovarsi con largo anticipo rispetto alla sessione con una scheda audio e registrare a click una versione molto basilare della canzone, anche solo una linea di chitarra e la voce.
Il membro del gruppo che sarà scelto per andare per primo “dietro il vetro” si sentirà meno solo e avrà qualcosa su cui suonare sopra (batterista, temo che il primo sia quasi sempre tu!).

L’ultima parte della pianificazione, ma non per importanza, consiste nel confrontarsi con l’infame “traccia click” [colonna sonora drammatica]. I musicisti o lo amano o lo odiano: anche se nessuno ha mai apertamente ammesso di amarlo, rimane comunque una parte essenziale del lavoro in stu-dio. Quindi ti conviene esercitarti in autonomia, farci l’abitudine e trovare un modo per vederlo co-me un “amico” che è lì per aiutarti a costruire delle solide fondamenta ritmiche al tuo pezzo.

2) Proprio così, ogni tastino che vedi serve a qualcosa

La prima persona che ti darà il benvenuto in questo luogo magico sarà proprio lo strano tizio bar-buto di cui abbiamo parlato prima. Probabilmente parlerà in uno strano linguaggio tecnico usando parole come “microfono a nastro”, “fase”, “compressione”, “overdub” e cose del genere. Evita di addentrarti in profonde conversazioni filosofiche riguardo le scatole luccicanti che ti circondano a meno che non abbia anche tu un minimo background da “nerd” del mondo audio.

Fagli semplicemente capire che tutta la tua strumentazione è pronta e settata per registrare (vedi punto 1), che sai quello che stai facendo e non fare troppe domande ogni volta che lui schiaccia un pulsante. Quanto ti darebbe fastidio se ogni volta che suoni un accordo qualcuno ti chiedesse per-ché l’hai fatto? Fare il fonico è una professione creativa, proprio come suonare: molte scelte sono tecniche ma pur sempre artistiche, quindi dai spazio a questa persona di provare diverse cose, magari leggermente cambiare i toni della tua chitarra o muovere un microfono un centimetro più lontano dal tuo amplificatore.

Qualche volta penserai che è solo uno strano tizio barbuto, ma se gli lasci il giusto “spazio creati-vo” può davvero sorprenderti. Siediti e focalizzati sul suonare il tuo strumento, al resto ci pensa lui. E se continua a chiederti di fare “un’altra take”, forse dovresti chiederti chi sta facendo qualcosa di sbagliato.

È sempre utile portare con sé dei brani di riferimento o delle demo che hanno qualcosa in comune con la musica che fai. Hai ragione: il suono che stai cercando è unico e non è mai stato sentito prima d’ora nella storia della musica registrata, quindi l’unico riferimento è la tua incredibile e scon-finata ispirazione musicale. Questo è ovvio, ma non dimenticare che dietro certi risultati ci sono sempre delle scelte tecniche, perfino le più casuali: anche il più piccolo riferimento può aiutare il fonico a capire cosa hai in testa.

3) Le sessioni in studio non sono una festa (o forse sì?)

Nella sala prove nel garage sotto casa puoi fare quello che vuoi, star lì tutto il tempo che desideri, invitare tutti gli amici che vuoi e fare tutte le pause sigaretta che preferisci. Ma ricorda che adesso sei in ambiente di registrazione professionale e stai comprando il tempo di qualcun altro per sfrut-tarlo al massimo.

Lo so, è difficile immaginarsi qualcuno come Keith Richards senza una bottiglia di whiskey accanto mentre suona la chitarra in tutta tranquillità in un angolino dello studio. Molti dei più grandi musicisti sono artisti estravaganti che non sempre rientrano nella ”etiquette” dello studio. Basta solo trovare il giusto compromesso: essendo un momento creativo, è importante che tu sia perfettamente e tuo agio con l’ambiente circostante e con ciò che ti sta avvenendo intorno. Se questo significa invitare un paio di amici e stappare un paio di birre non c’è nessun problema! (sono sicuro che lo strano tizio barbuto non si lamenterà). Ma non perdere il tuo focus: fare la tua miglior performance.

Le sessioni in studio possono diventare molto lunghe e ci sono dei momenti in cui sentirai il biso-gno di uscire a prendere una boccata d’aria. Non tutti i riff di chitarra sono buoni al primo tentativo e devi essere pronto a rifare certe cose più e più volte. Non preoccuparti, avrai il tempo di prenderti delle lunghe pause caffè mentre il fonico starà facendo “cose da fonico” che non richiedono la tua presenza. Un ambiente rilassato con una mentalità positiva può farti suonare delle cose che non sapevi di essere in grado di fare (vedi punto 5) e dare un vero “boost” alla tua creatività.

4) Il budget è importante ma non è la chiave

I soldi sono sempre un argomento delicato, specialmente quando si parla di musica. Ecco perché ogni musicista dovrebbe tenere a mente che SÌ, il mondo della produzione audio è un business ma che NO, quello strano tizio barbuto non è come un normale impiegato d’ufficio. Non capirà imme-diatamente tutti i tuoi bisogni da artista, proprio come tu non capirai immediatamente tutti i suoi bi-sogni da tecnico.

Se riesci a pianificare in anticipo il lavoro da fare con qualcuno che capisce davvero cosa stai cer-cando, ti accorgerai che la tua paghetta è stata ben investita. Non ha senso assumere il miglior produttore hip-hop del mondo se suoni in una jazz band. Forse la persona di cui hai davvero biso-gno vive a pochi isolati da te senza che tu lo sappia. Ma come fai a sapere se il tuo potenziale vale il budget che sei pronto a spendere?

Questo è quello che ci siamo chiesti anche noi ed ecco perché è nato Bantamu. Si tratta di una piattaforma online di matchmaking che connette gli artisti con una rete di professionisti verificati del mondo audio. Attraverso una vasta rete di produttori, fonici di registrazione, fonici di mix e fonici di mastering è possibile trovare il professionista giusto da abbinare al progetto di un artista, confron-tando i generi musicali affini, gli artisti di riferimento, il budget e la collocazione geografica.

L’artista che decide di creare un progetto su Bantamu può liberamente (e gratuitamente) dialogare con i professionisti direttamente sulla piattaforma per raggiungere l’accordo finale con il professio-nista che preferisce. Si tratta di un servizio totalmente gratuito per l’artista dato che la commissione viene trattenuta sulla tariffa “ad hoc” che viene stabilita dal professionista stesso per ogni progetto.

Incidere su nastro (o su Pro Tools) il suono che hai in mente rimane pur sempre il punto focale di ogni progetto ed è fondamentale scegliere con cura la persona che sarà incaricata di farlo. Non importa chi sei e cosa fai, troveremo il tizio barbuto che ti si addice di più.

5) Ah già, devi anche saper suonare uno strumento.

Non dimenticarti la parte più importante di tutte: la tua performance. L’attitudine sesso-droga-e-rocknroll serve a poco se non sei bravo a suonare il tuo strumento. Non fraintendermi, i virtuosismi e le estreme doti tecniche non portano automaticamente a delle buone performance. Si tratta più di avere le idee chiare su cosa dev’essere suonato in certi punti della canzone. Tutti quei macchinari luccicanti possono far suonare il tuo rullante proprio come quell’album che ascolti da sempre; ma capirai che questo serve a poco se poi il batterista non riesce a suonare a tempo con il resto.

Fidati, un fonico sa riconoscere se un gruppo conosce bene il pezzo o se uno dei musicisti lo sta suonando per la prima volta. Le registrazioni moderne sono strutturate su “overdub”, quindi ogni strumento va registrato singolarmente. Ad un primo impatto questo potrebbe sembrare più impe-gnativo, ma a dir la verità può risultare più facile che fare una presa diretta di tutta la band dal vivo.

È facile suonare con altri quando sei nella tua piccola sala prove nel solito garage sotto casa, con la batteria che copre praticamente tutto e degli ampli giganti suonati a volumi illegali. Ma adesso sei in una stanza trattata acusticamente e il tuo strumento può essere ascoltato forte e chiaro nel modo giusto. È solo una questione di prendere confidenza con il tuo sound, e il modo migliore per farlo è arrivare nello studio con un’adeguata preparazione. Suona, suona, suona! Dimentica tutti i piccoli dettagli legati alla produzione sonora, a quelli ci penserà qualcun altro. Assicurati di cono-scere bene il pezzo e suonalo come se fossi davanti alla più grande audience di sempre.

Al termine del processo di produzione musicale, è importante che il materiale finito venga fatto co-noscere al mondo. Per evitare che questo fase di promozione distragga l’artista dal processo di creazione, esiste uno strumento chiamato TuneCore.

TuneCore è una piattaforma online di distribuzione musicale digitale che opera in tutto il mondo.
Si occupa di distribuire la tua musica su diverse piattaforme come iTunes, Spotify, Amazon Music, Google Play, Deezer e molte altre per un totale di oltre 150 partner digitali.

L’artista che si iscrive a TuneCore può scegliere il piano tariffario che preferisce in base al materia-le che vuole distribuire (un singolo o un album) e mantiene sempre il pieno controllo del proprio progetto, stabilendo quando pubblicare nuovi brani, cosa far ascoltare ai propri fan e come pro-muovere la propria musica nel miglior modo possibile. Tutti i diritti e i proventi dalla distribuzione vanno esclusivamente all’artista.

CapiTalent 2017 – il “Music-Talent” di Radio Capital

Nato nel 2013, è il primo music-talent italiano nel quale, da sempre, gli artisti non solo cantano ma suonano le loro canzoni. Musica di qualità, garantita da “Radio Capital”.

Obiettivo dell’operazione realizzare un talent e un programma radiofonico in cui si ascoltano pezzi originali e/o cover di grandi classici, suonati e cantati, da band o solisti. Sarà realizzata una fase recruiting (3 settimane) che porterà alla fase di gara (5 settimane). Attraverso questo meccanismo di selezione verrà assegnato il titolo di “CapiTalent 2017.

Se siete pronti a mettervi in gioco, inviate i vostri file a Radio Capital!

Iscriviti online: https://www.capital.it/articoli/capitalent-2017

Fase du recruiting: dal 20 febbraio al 12 marzo 2017.

Per tutte le INFO potete scrivere a infotalent@capital.it

 

CapiTalent 2017: se puoi sognarlo, puoi suonarlo!

LOGO Capitalent & partners

Arezzo Wave Band 2017: Concorso live in tutta l’Italia!

Sono partite le iscrizioni gratuite ad Arezzo Wave per l’edizione 2017!

Dal 23 gennaio al 28 febbraio si aprono le iscrizioni per l’Arezzo Wave Band 2017, uno dei più grandi concorsi di musica live per i nuovi talenti italiani con più di 2000 band iscritte, più di 400 concerti in oltre 100 serate in tutte le regioni italiane e 20 finali regionali.

La formula è sempre la solita: iscrizione gratuita per le band tramite il sito entro il 28 febbraio, selezioni regionali da marzo fino al 7 maggio, e poi la finale a Milano presso il Parco Forlanini, venerdì 23 e sabato 24 giugno.

Molti premi da vincere: dalla tournée in Italia e all’estero alle migliaia di euro in premio per il gruppo vincitore, dalla compilation con le band regionali al videoclip e molto altro ancora che troverete sul loro sito.

Quest’anno anche il mondo della scuola è coinvolto con l’Arezzo Wave Music School grazie al sostegno determinante di Skuola.net, presente come Doc Servizi in questa loro avventura. TuneCore, il partner istituzionale Siae e molti altri ancora saranno gli amici presenti in questa 31esima edizione.

“No future! …without music…”

Scopri tutte le info, iscriviti online.
Sito: www.arezzowave.com
Facebook: https://www.facebook.com/ArezzoWave

TuneCore collaborato con Pandora

TuneCore è felice di annunciare la collaborazione con la dinamica Internet Radio Pandora!

Quello di Pandora è diventato un nome familiare per gli amanti della musica negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Australia come fonte rivoluzionaria per la scoperta di musica e per stazioni radio attentamente curate basate sugli artisti preferiti degli utenti.

Ora l’azienda ha lanciato la nuovissima piattaforma Pandora Plus, un servizio su abbonamento non interattivo (il che significa che è Pandora a selezionare la musica da riprodurre), senza pubblicità, che introduce funzionalità come il riascolto, la possibilità di saltare più tracce e l’accesso offline alle stazioni.

Per anni gli artisti indipendenti hanno chiesto a TuneCore ragguagli sull’accesso a Pandora, e ora siamo felici di offrire una possibilità ai musicisti intenzionati a raggiungere gli oltre 78 milioni di utenti del servizio di Internet Radio.

È importante sottolineare che, se da una parte gli artisti TuneCore d’ora in poi potranno inviare tutte le pubblicazioni che vogliono a Pandora, il servizio è comunquesoggetto a una cura finale effettuata da Pandora; pertanto, non possiamo garantire che i contenuti inviati saranno resi disponibili su Pandora o Pandora Plus. Scopri di più sull’invio a Pandora qui.

Come faccio a inviare la mia musica a Pandora se utilizzo per la prima volta TuneCore?

È facile: quando sei pronto a distribuire la tua prima pubblicazione, assicurati di ‘includere’ Pandora nella selezione degli store e delle piattaforme a cui desideri inviare la tua musica.

Ho già distribuito delle pubblicazioni tramite TuneCore, come faccio a inviarle anche a Pandora?

Per inviare a Pandora le pubblicazioni già distribuite tramite TuneCore, basta accedere al tuo account TuneCore e andare al carrello TuneCore. Le tue pubblicazioni sono già state aggiunte al carrello per “Aggiungi store Pandora”, tu dovrai solo concludere la procedura di pagamento (se hai Store Automator, non devi fare niente)!

Hai altre domande? Scopri di più su Pandora Plus o contatta il nostro fantastico Servizio clienti per gli artisti.

TuneCore Esordisce In Italia

Gli artisti indipendenti italiani ora hanno accesso alle migliori opportunità di pubblicazione musicale e distribuzione digitale in tutto il mondo.

13 dicembre 2016 – TuneCore, fornitore internazionale di servizi di Publishing Administration e distribuzione di musica digitale, continua oggi la sua espansione internazionale con l’annuncio di TuneCore Italia: il quarto sbarco in Unione Europea dell’azienda di Brooklyn, sesto nella sua espansione internazionale.

In qualità di unico importante servizio di distribuzione globale con un’offerta specifica per l’Italia, TuneCore.it consente agli artisti italiani di raccogliere proventi dai servizi di streaming, dai negozi con download digitali, dalle royalties sui diritti d’autore e dalle opportunità di licenza di sincronizzazione, il tutto in valuta locale. Inoltre, Tunecore.it offre contenuti in italiano, supportando così la comunità di artisti indipendenti del paese.

In modo analogo a TuneCore Germania e TuneCore Francia, gli artisti di TuneCore Italia possono decidere di includere la propria musica in negozi controllati dalla vasta rete di partner digitali TuneCore che comprende iTunes, Spotify, Apple Music, Google Play, Amazon Music. Con oltre 150 partner al mondo, TuneCore fornisce agli artisti indipendenti l’opportunità di vendere e condividere la musica in mercati importanti e crescenti in tutto il mondo come Australia, India, America Latina, Africa e Russia, nonché negli Stati Uniti e in Europa. Dalla nascita dell’azienda nel 2006, gli artisti TuneCore di tutto il mondo hanno guadagnato in totale oltre 702 milioni di euro.

Oltre all’accesso alla vasta gamme di servizi offerti agli artisti da TuneCore e al suo eccellente servizio customer care, i clienti di TuneCore Italia potranno avvalersi anche di partnership e servizi per artisti locali, come Music Raiser, MusicOFF, tra cui la partnership strategica della società con Believe Digital. Con un ufficio che conta oltre 30 dipendenti, Believe Digital offrirà ai clienti di TuneCore Italia accesso a una varietà di servizi avanzati per gli artisti, come la gestione internazionale delle campagne, compravendita e marketing digitale online, gestione e distribuzione video, distribuzione fisica e molto altro.

I nuovi iscritti a TuneCore Italia pagheranno 9,99€ per caricare un singolo file da distribuire. Gli artisti che distribuiscono un album pagheranno 29,99€ il primo anno e 49,99€ in quelli successivi. Gli artisti possono pagare anche un costo di iscrizione una tantum di 9€ per il servizio di raccolta dei proventi YouTube Sound Recording Revenue (YTSR) e 69,99€ per accedere a TuneCore Publishing Administration, servizio che offre registrazione mondiale e raccolta di royalties nonché opportunità di utilizzo in film, pubblicità, videogiochi e altro. Gli artisti di TuneCore ricevono sempre il 100% dei propri proventi mantenendo totale controllo creativo e proprietà della musica: in questo modo, gli artisti di TuneCore Italia hanno l’opportunità di prendere il controllo della propria carriera.

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Informazioni su TuneCore

TuneCore porta più musica a più persone, aiutando musicisti e autori ad aumentare le opportunità di profitto e mantenere il controllo delle proprie carriere. La società dispone di uno dei cataloghi musicali che generano i maggiori proventi artistici del mondo, con 702 milioni di euro di guadagni derivanti da più di 43,8 miliardi di download e streaming dal momento della fondazione. I servizi di TuneCore Music Distribution aiutano artisti, etichette e manager a vendere la propria musica tramite iTunes, Apple Music, Spotify, Amazon Music, Google Play e altri siti di download e streaming principali, mantenendo il 100% dei proventi dalle vendite e diritti con un basso costo fisso annuale.

TuneCore Music Publishing Administration assiste gli autori nell’amministrazione delle composizioni tramite licenze, registrazione, raccolta di royalties in tutto il mondo e opportunità di inserimento in film, programmi TV, pubblicità, video game e altro. Il portale dei Servizi aggiuntivi di TuneCore offre una serie di strumenti e servizi che aiutano gli artisti a promuovere le proprie opere, raggiungere i fan e far ascoltare la loro musica. Come parte di Believe Digital Services, TuneCore opera come società indipendente con sede a Brooklyn (New York) e uffici a Burbank (California), Nashville (Tennessee) e Austin (Texas), nonché filiali internazionali in Regno Unito, Australia, Giappone, Canada, Germania e Francia. Per ulteriori informazioni su TuneCore, visita http://www.tunecore.ithttps://youtu.be/TSjGACrJyiY.