5 cose che un musicista deve sapere prima di entrare in uno studio di registrazione

Per un musicista, entrare in uno studio di registrazione pieno di tutte quelle strane apparecchiature super costose è un un sogno che diventa realtà.

È il tuo momento, sei “dietro il vetro” e puoi finalmente sentirti come la rock-star che hai sempre voluto essere. Perché è così che sono stati fatti molti dei dischi che tieni negli scatoloni nel tuo seminterrato.

Parliamoci chiaro, nessuno di quei celebri nomi era pienamente pronto quando ha messo piede per la prima volta nella regia: l’odore, le lucine lampeggianti, le migliaia (forse milioni) di tastini mi-steriosi e quello strano tizio barbuto che ti sta dicendo come colpire il rullante nel modo che lui ri-tiene “giusto”.

Quindi non preoccuparti, se loro ce l’hanno fatta forse non è così arduo come sembra. Ecco qual-che consiglio utile che ogni musicista dovrebbe prendere in considerazione prima di registrare le proprie canzoni.

1) La chiave è pianificare

Quanto è appagante la sensazione che si prova quando tutto va come avevi programmato? Bene, sappi che nove volte su dieci questo non accade dopo che il tuo piede ha superato la soglia dello studio. Pianificare potrebbe anche essere la parte più noiosa della giornata di un musicista, ma fa sempre parte del lavoro. In pratica consiste nel prepararsi a qualsiasi cosa la vita potrebbe sca-gliarti addosso.

Non importa se sei un headliner di Coachella o se sei appena uscito dalla sala prove nel garage sotto casa: decidere di investire tempo (e denaro) nella registrazione della tua musica vuol dire prendersi un impegno che richiede focus e preparazione. Innanzitutto fai in modo che la tua stru-mentazione sia adeguatamente pronta: cambia le vecchie corde di chitarra, rimpiazza le pelli con-sumate della batteria e portati sempre dietro abbastanza plettri e bacchette. Sembra banale, ma all’interno dell’ambiente di uno studio è facile irritarsi per delle piccole cose e queste sono alcune delle prime cause che puoi facilmente evitare.

Una pianificazione ulteriore, specialmente nelle produzioni più piccole, prevede la registrazione delle cosiddette “tracce guida”. Consiste nel trovarsi con largo anticipo rispetto alla sessione con una scheda audio e registrare a click una versione molto basilare della canzone, anche solo una linea di chitarra e la voce.
Il membro del gruppo che sarà scelto per andare per primo “dietro il vetro” si sentirà meno solo e avrà qualcosa su cui suonare sopra (batterista, temo che il primo sia quasi sempre tu!).

L’ultima parte della pianificazione, ma non per importanza, consiste nel confrontarsi con l’infame “traccia click” [colonna sonora drammatica]. I musicisti o lo amano o lo odiano: anche se nessuno ha mai apertamente ammesso di amarlo, rimane comunque una parte essenziale del lavoro in stu-dio. Quindi ti conviene esercitarti in autonomia, farci l’abitudine e trovare un modo per vederlo co-me un “amico” che è lì per aiutarti a costruire delle solide fondamenta ritmiche al tuo pezzo.

2) Proprio così, ogni tastino che vedi serve a qualcosa

La prima persona che ti darà il benvenuto in questo luogo magico sarà proprio lo strano tizio bar-buto di cui abbiamo parlato prima. Probabilmente parlerà in uno strano linguaggio tecnico usando parole come “microfono a nastro”, “fase”, “compressione”, “overdub” e cose del genere. Evita di addentrarti in profonde conversazioni filosofiche riguardo le scatole luccicanti che ti circondano a meno che non abbia anche tu un minimo background da “nerd” del mondo audio.

Fagli semplicemente capire che tutta la tua strumentazione è pronta e settata per registrare (vedi punto 1), che sai quello che stai facendo e non fare troppe domande ogni volta che lui schiaccia un pulsante. Quanto ti darebbe fastidio se ogni volta che suoni un accordo qualcuno ti chiedesse per-ché l’hai fatto? Fare il fonico è una professione creativa, proprio come suonare: molte scelte sono tecniche ma pur sempre artistiche, quindi dai spazio a questa persona di provare diverse cose, magari leggermente cambiare i toni della tua chitarra o muovere un microfono un centimetro più lontano dal tuo amplificatore.

Qualche volta penserai che è solo uno strano tizio barbuto, ma se gli lasci il giusto “spazio creati-vo” può davvero sorprenderti. Siediti e focalizzati sul suonare il tuo strumento, al resto ci pensa lui. E se continua a chiederti di fare “un’altra take”, forse dovresti chiederti chi sta facendo qualcosa di sbagliato.

È sempre utile portare con sé dei brani di riferimento o delle demo che hanno qualcosa in comune con la musica che fai. Hai ragione: il suono che stai cercando è unico e non è mai stato sentito prima d’ora nella storia della musica registrata, quindi l’unico riferimento è la tua incredibile e scon-finata ispirazione musicale. Questo è ovvio, ma non dimenticare che dietro certi risultati ci sono sempre delle scelte tecniche, perfino le più casuali: anche il più piccolo riferimento può aiutare il fonico a capire cosa hai in testa.

3) Le sessioni in studio non sono una festa (o forse sì?)

Nella sala prove nel garage sotto casa puoi fare quello che vuoi, star lì tutto il tempo che desideri, invitare tutti gli amici che vuoi e fare tutte le pause sigaretta che preferisci. Ma ricorda che adesso sei in ambiente di registrazione professionale e stai comprando il tempo di qualcun altro per sfrut-tarlo al massimo.

Lo so, è difficile immaginarsi qualcuno come Keith Richards senza una bottiglia di whiskey accanto mentre suona la chitarra in tutta tranquillità in un angolino dello studio. Molti dei più grandi musicisti sono artisti estravaganti che non sempre rientrano nella ”etiquette” dello studio. Basta solo trovare il giusto compromesso: essendo un momento creativo, è importante che tu sia perfettamente e tuo agio con l’ambiente circostante e con ciò che ti sta avvenendo intorno. Se questo significa invitare un paio di amici e stappare un paio di birre non c’è nessun problema! (sono sicuro che lo strano tizio barbuto non si lamenterà). Ma non perdere il tuo focus: fare la tua miglior performance.

Le sessioni in studio possono diventare molto lunghe e ci sono dei momenti in cui sentirai il biso-gno di uscire a prendere una boccata d’aria. Non tutti i riff di chitarra sono buoni al primo tentativo e devi essere pronto a rifare certe cose più e più volte. Non preoccuparti, avrai il tempo di prenderti delle lunghe pause caffè mentre il fonico starà facendo “cose da fonico” che non richiedono la tua presenza. Un ambiente rilassato con una mentalità positiva può farti suonare delle cose che non sapevi di essere in grado di fare (vedi punto 5) e dare un vero “boost” alla tua creatività.

4) Il budget è importante ma non è la chiave

I soldi sono sempre un argomento delicato, specialmente quando si parla di musica. Ecco perché ogni musicista dovrebbe tenere a mente che SÌ, il mondo della produzione audio è un business ma che NO, quello strano tizio barbuto non è come un normale impiegato d’ufficio. Non capirà imme-diatamente tutti i tuoi bisogni da artista, proprio come tu non capirai immediatamente tutti i suoi bi-sogni da tecnico.

Se riesci a pianificare in anticipo il lavoro da fare con qualcuno che capisce davvero cosa stai cer-cando, ti accorgerai che la tua paghetta è stata ben investita. Non ha senso assumere il miglior produttore hip-hop del mondo se suoni in una jazz band. Forse la persona di cui hai davvero biso-gno vive a pochi isolati da te senza che tu lo sappia. Ma come fai a sapere se il tuo potenziale vale il budget che sei pronto a spendere?

Questo è quello che ci siamo chiesti anche noi ed ecco perché è nato Bantamu. Si tratta di una piattaforma online di matchmaking che connette gli artisti con una rete di professionisti verificati del mondo audio. Attraverso una vasta rete di produttori, fonici di registrazione, fonici di mix e fonici di mastering è possibile trovare il professionista giusto da abbinare al progetto di un artista, confron-tando i generi musicali affini, gli artisti di riferimento, il budget e la collocazione geografica.

L’artista che decide di creare un progetto su Bantamu può liberamente (e gratuitamente) dialogare con i professionisti direttamente sulla piattaforma per raggiungere l’accordo finale con il professio-nista che preferisce. Si tratta di un servizio totalmente gratuito per l’artista dato che la commissione viene trattenuta sulla tariffa “ad hoc” che viene stabilita dal professionista stesso per ogni progetto.

Incidere su nastro (o su Pro Tools) il suono che hai in mente rimane pur sempre il punto focale di ogni progetto ed è fondamentale scegliere con cura la persona che sarà incaricata di farlo. Non importa chi sei e cosa fai, troveremo il tizio barbuto che ti si addice di più.

5) Ah già, devi anche saper suonare uno strumento.

Non dimenticarti la parte più importante di tutte: la tua performance. L’attitudine sesso-droga-e-rocknroll serve a poco se non sei bravo a suonare il tuo strumento. Non fraintendermi, i virtuosismi e le estreme doti tecniche non portano automaticamente a delle buone performance. Si tratta più di avere le idee chiare su cosa dev’essere suonato in certi punti della canzone. Tutti quei macchinari luccicanti possono far suonare il tuo rullante proprio come quell’album che ascolti da sempre; ma capirai che questo serve a poco se poi il batterista non riesce a suonare a tempo con il resto.

Fidati, un fonico sa riconoscere se un gruppo conosce bene il pezzo o se uno dei musicisti lo sta suonando per la prima volta. Le registrazioni moderne sono strutturate su “overdub”, quindi ogni strumento va registrato singolarmente. Ad un primo impatto questo potrebbe sembrare più impe-gnativo, ma a dir la verità può risultare più facile che fare una presa diretta di tutta la band dal vivo.

È facile suonare con altri quando sei nella tua piccola sala prove nel solito garage sotto casa, con la batteria che copre praticamente tutto e degli ampli giganti suonati a volumi illegali. Ma adesso sei in una stanza trattata acusticamente e il tuo strumento può essere ascoltato forte e chiaro nel modo giusto. È solo una questione di prendere confidenza con il tuo sound, e il modo migliore per farlo è arrivare nello studio con un’adeguata preparazione. Suona, suona, suona! Dimentica tutti i piccoli dettagli legati alla produzione sonora, a quelli ci penserà qualcun altro. Assicurati di cono-scere bene il pezzo e suonalo come se fossi davanti alla più grande audience di sempre.

Al termine del processo di produzione musicale, è importante che il materiale finito venga fatto co-noscere al mondo. Per evitare che questo fase di promozione distragga l’artista dal processo di creazione, esiste uno strumento chiamato TuneCore.

TuneCore è una piattaforma online di distribuzione musicale digitale che opera in tutto il mondo.
Si occupa di distribuire la tua musica su diverse piattaforme come iTunes, Spotify, Amazon Music, Google Play, Deezer e molte altre per un totale di oltre 150 partner digitali.

L’artista che si iscrive a TuneCore può scegliere il piano tariffario che preferisce in base al materia-le che vuole distribuire (un singolo o un album) e mantiene sempre il pieno controllo del proprio progetto, stabilendo quando pubblicare nuovi brani, cosa far ascoltare ai propri fan e come pro-muovere la propria musica nel miglior modo possibile. Tutti i diritti e i proventi dalla distribuzione vanno esclusivamente all’artista.