di TuneCore Music Publishing Administration

Ogni volta che le tue canzoni vengono vendute, scaricate, riprodotte in streaming o utilizzate in qualsiasi altro modo, generano delle royalties sui diritti d’autore che spettano a te. Splendido, non è vero?

Oggi, le royalties sui diritti d’autore possono essere divise in due principali categorie: royalties per i diritti d’autore analogici/fisici (generate dall’industria musicale tradizionale) e royalties per i diritti d’autore digitali (generate dall’industria musicale moderna). In entrambi i modelli le tue canzoni possono essere utilizzate in moltissimi modi, ed è probabile che le tue canzoni generino denaro senza che tu ne sia consapevole e che quindi ne raccolga i proventi. Insomma, un bello spreco. Per aiutarti a interromperlo immediatamente, ecco 13 modi in cui puoi guadagnare con le tue canzoni.

Prima di iniziare, però, una precisazione: tutte le fonti di proventi e tutti i tipi di royalties che trovi di seguito vengono generati sia dalla registrazione originale della canzone, o “composizione” (ad es. la versione di Yesterday dei Beatles), sia dalla cover di una canzone.

Proventi e royalties sui diritti d’autore fisici/analogici

1. Royalties meccaniche

Chiunque voglia far conoscere la propria musica vende prodotti fisici, dai CD ai dischi in vinile e alle cassette (qualcuno ascolterà ancora le cassette, giusto?). Ogni volta che ne produci o vendi un’unità, ti spettano delle royalties meccaniche generate dalla riproduzione della canzone. A pagare queste royalties sono le società di registrazione o le aziende che creano prodotti utilizzando la tua canzone, come The Gap, W Hotel o Putumayo. Se la riproduzione viene effettuata negli USA, per ogni canzone di durata inferiore ai 5 minuti che viene riprodotta all’autore spettano 0,091 $. Se la canzone dura più di 5 minuti, le royalties vengono calcolate seguendo una formula fissa stabilita dal governo americano. Al di fuori degli Stati Uniti, le royalties corrispondono solitamente a una cifra compresa tra l’8 e il 10% del prezzo di listino.

2. Royalties “analogiche” per riproduzioni pubbliche

Ogni volta che si tiene una “riproduzione pubblica” della tua musica, ti spettano dei proventi. Le riproduzioni pubbliche sono molto comuni (ad es. la canzone viene suonata in un pub della tua città o mandata in onda alla radio, o usata come musica di sottofondo in un salone di bellezza o un ristorante), e ogni volta generano dei proventi per l’artista. Chi sono i soggetti che pagano? Stazioni radio, reti televisive, bar, ristoranti, compagnie aeree, uffici, cinema… sembra chiaro. Sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti, le royalties vengono determinate tramite trattative individuali tra il luogo in cui è avvenuta la riproduzione e le società predisposte alla raccolta di quei diritti.

3. Royalties sulla licenza di sincronizzazione (dal copyright di “distribuzione”)

Se uno studio televisivo o cinematografico, un produttore o qualsiasi altra entità vuole usare la tua musica in un programma televisivo, un film o una pubblicità (evviva!), dovrà pagare la licenza di sincronizzazione. Sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti, il costo della licenza viene determinato tramite una trattativa individuale, solitamente basata su diversi fattori: la modalità di utilizzo (come musica di sottofondo o predominante), la sua durata, il formato e la popolarità della produzione. Dato che i fattori in gioco sono molteplici, il costo può variare da poche centinaia a centinaia di migliaia di euro.

4. Royalties sulla sincronizzazione meccanica

Soffermiamoci per un istante sulla sincronizzazione: esistono anche altre royalties meccaniche generate dal copyright di “riproduzione”. In altre parole, all’autore della canzone spettano royalties per ogni unità prodotta che includa la sua canzone (biglietti d’auguri, giocattoli, videogiochi e così via). In base al tipo di unità prodotta, sta ad entità come Hallmark o i produttori di giocattoli o videogiochi generare e pagare queste royalties. In tutto il mondo, il valore si basa sulle unità prodotte inizialmente.

5. Royalties sui materiali stampati

Come indicato dal nome, queste royalties, generate dal copyright sulla pubblica esibizione, sono legate ai materiali stampati: testi, spartiti, intavolatura e così via. Quando publisher musicali come  Hal Leonard o Alfred Music Publishing creano degli spartiti, o un’azienda stampa delle t-shirts che riportano il testo di una canzone, devono pagare delle royalties sui materiali stampati. Il costo non è indicato dal governo, ma stabilito con una trattativa individuale. Per quanto riguarda invece gli spartiti, le royalties corrispondono solitamente al 15% del prezzo di vendita al dettaglio e/o si concorda un costo una tantum per la stampa.

Royalties e proventi sui diritti d’autore digitali

6. Royalties meccaniche sui download digitali

Se scrivi una canzone e la distribuisci su servizi di download musicale come iTunes, Amazon o Google, ti spettano delle royalties per ogni unità musicale effettivamente scaricata. Questo tipo di royalties deriva da copyright di “riproduzione” e “distribuzione”, e il costo è simile a quello delle riproduzioni fisiche: 0,091 $ per riproduzione negli Stati Uniti, e solitamente una cifra compresa tra l’8 e il 10% del prezzo di listino fuori dagli Stati Uniti.

7. Royalties sullo streaming meccanico

Lo streaming è l’ultima frontiera dell’industria musicale di oggi: se hai distribuito la tua musica su uno Store digitale, molto probabilmente avrai scelto servizi di streaming interattivi come Spotify, Rhapsody or Rdio. Se non conosci l’accezione del termine nel settore, per “interattivi” si intendono quei servizi in cui l’utente può scegliere la canzone, interrompere la riproduzione, tornare indietro, creare playlist ecc. Come anche per i download digitali, all’autore della canzone spettano delle royalties (derivanti dal copyright sulla “riproduzione”) ogni volta che la sua canzone viene riprodotta su un servizio di streaming interattivo. Negli Stati Uniti, il governo ha indicato un prezzo di 0,005 $ per riproduzione (e ci si aspetta che aumenti in futuro), mentre fuori dagli Stati Uniti il prezzo è solitamente pari a una cifra compresa tra l’8 e il 10% del prezzo di listino.

8. Royalties digitali non interattive per riproduzioni pubbliche in streaming

Dopo aver parlato dello streaming “interattivo”, vale la pena considerare anche quello “non interattivo”. Un servizio di streaming non interattivo non consente di scegliere canzoni, creare playlist o “interagire” in alcun modo con la musica riprodotta, come avviene per le stazioni radio. Uno streaming non interattivo è considerato una “riproduzione pubblica”, e genera dunque royalties per l’autore della canzone. Tali royalties vengono pagate dai servizi di streaming, come Pandora, Slacker, iHeartRadio, Sirius XM Satellite Radio, le società via cavo e migliaia di altre entità. In tutto il mondo, le royalties vengono determinate tramite contrattazioni individuali tra l’entità e le società predisposte alla raccolta, e sono solitamente basate su una percentuale dei Proventi lordi di tale entità.

9. Royalties interattive per riproduzioni pubbliche in streaming

Se qualcuno riproduce in streaming la tua musica su un servizio di streaming interattivo come Youtube, Spotify o Rdio, quella che avviene è una riproduzione pubblica, che ti dà il diritto a incassare royalties sui diritti d’autore. Nessun governo indica i costi di queste royalties, né all’interno né all’esterno degli Stati Uniti; le royalties vanno perciò individuate dalla società predisposte alla raccolta e l’entità che genera la riproduzione, e (come nel caso precedente) solitamente si basano su una percentuale dei profitti lordi di tale entità. Basta applicare qualche formula e fare qualche calcolo, ed et voilà, le royalties sono pronte.

10. Licenza di sincronizzazione digitale

La sincronizzazione si applica anche al mondo digitale. Sappiamo bene quanto spesso i video su YouTube o Vimeo utilizzino della musica come sottofondo. In termini leggermente più tecnici, in queste situazioni la canzone viene sincronizzata con un’immagine in movimento, e quando ciò avviene, c’è da pagare una licenza sull’utilizzo.

Le royalties in questo caso non vengono determinate dal governo, ma ancora una volta vanno concordate tramite trattative individuali per stabilirne il costo per utilizzo. Solitamente, il costo è una percentuale dei Proventi netti generati dalla pubblicità.

11. Stampa digitale

Cerca su Google una qualsiasi canzone e troverai decine di siti che ne riportano il testo, lo spartito o l’intavolatura. L’utilizzo della musica su questi siti è un’altra forma di esibizione pubblica e qualsiasi sito che riproduca il testo o la musica, o anche solamente contenga un pupazzetto con una T-shirt che contiene un estratto del testo (sì, conta anche questo), genera e paga royalties sui diritti d’autore. Come per diversi altri tipi di royalties, il governo non stabilisce alcuna tariffa e le royalties corrispondono solitamente a una commissione per un certo periodo di tempo e/o una percentuale dei profitti lordi generati dal sito tramite abbonamenti o pubblicità.

12. Royalties meccaniche per le suonerie

Mai scaricato una suoneria? Mai provato a distribuire la tua sull’iTunes Store sul tuo telefono? Ogni volta che da un dispositivo mobile vengono acquistate delle suonerie, vengono generate delle royalties derivanti dai copyright di “Riproduzione” e “Distribuzione”. I servizi musicali e di telecomunicazioni come AT&T, Verizon, T-Mobile, Cricket, Vodafone e altri devono pagare royalties meccaniche pari a 0,24 $ per suoneria (negli Stati Uniti) o a una percentuale dei prodotti lordi (al di fuori degli Stati Uniti).

13. Royalties per la riproduzione pubblica di una suoneria

Oltre alle royalties generate dall’acquisto di una suoneria, le royalties sui diritti d’autore vanno pagate anche ogni volta che tale suoneria viene riprodotta in una riproduzione pubblica al di fuori degli Stati Uniti. Anche in questo caso il servizio musicale o di telecomunicazioni deve pagare e il costo si determina con una trattativa individuale.

Stanco di tutto questo elenco, ma finalmente pronto a riscuotere tutto il denaro derivante dall’uso della tua musica? Questo sì che è l’atteggiamento giusto! Una volta stretto un contratto editoriale con un publishing administrator, sarà lui a licenziare e raccogliere in ogni parte del mondo tutte le royalties che spettano solamente a te, l’autore della musica. Ma è sempre meglio iniziare a informarsi ora: il panorama musicale globale è in costante evoluzione, e senza dubbio avrai presto molte altre royalties da raccogliere.

 

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