TuneCore Esordisce In Italia

Gli artisti indipendenti italiani ora hanno accesso alle migliori opportunità di pubblicazione musicale e distribuzione digitale in tutto il mondo.

13 dicembre 2016 – TuneCore, fornitore internazionale di servizi di Publishing Administration e distribuzione di musica digitale, continua oggi la sua espansione internazionale con l’annuncio di TuneCore Italia: il quarto sbarco in Unione Europea dell’azienda di Brooklyn, sesto nella sua espansione internazionale.

In qualità di unico importante servizio di distribuzione globale con un’offerta specifica per l’Italia, TuneCore.it consente agli artisti italiani di raccogliere proventi dai servizi di streaming, dai negozi con download digitali, dalle royalties sui diritti d’autore e dalle opportunità di licenza di sincronizzazione, il tutto in valuta locale. Inoltre, Tunecore.it offre contenuti in italiano, supportando così la comunità di artisti indipendenti del paese.

In modo analogo a TuneCore Germania e TuneCore Francia, gli artisti di TuneCore Italia possono decidere di includere la propria musica in negozi controllati dalla vasta rete di partner digitali TuneCore che comprende iTunes, Spotify, Apple Music, Google Play, Amazon Music. Con oltre 150 partner al mondo, TuneCore fornisce agli artisti indipendenti l’opportunità di vendere e condividere la musica in mercati importanti e crescenti in tutto il mondo come Australia, India, America Latina, Africa e Russia, nonché negli Stati Uniti e in Europa. Dalla nascita dell’azienda nel 2006, gli artisti TuneCore di tutto il mondo hanno guadagnato in totale oltre 702 milioni di euro.

Oltre all’accesso alla vasta gamme di servizi offerti agli artisti da TuneCore e al suo eccellente servizio customer care, i clienti di TuneCore Italia potranno avvalersi anche di partnership e servizi per artisti locali, come Music Raiser, MusicOFF, tra cui la partnership strategica della società con Believe Digital. Con un ufficio che conta oltre 30 dipendenti, Believe Digital offrirà ai clienti di TuneCore Italia accesso a una varietà di servizi avanzati per gli artisti, come la gestione internazionale delle campagne, compravendita e marketing digitale online, gestione e distribuzione video, distribuzione fisica e molto altro.

I nuovi iscritti a TuneCore Italia pagheranno 9,99€ per caricare un singolo file da distribuire. Gli artisti che distribuiscono un album pagheranno 29,99€ il primo anno e 49,99€ in quelli successivi. Gli artisti possono pagare anche un costo di iscrizione una tantum di 9€ per il servizio di raccolta dei proventi YouTube Sound Recording Revenue (YTSR) e 69,99€ per accedere a TuneCore Publishing Administration, servizio che offre registrazione mondiale e raccolta di royalties nonché opportunità di utilizzo in film, pubblicità, videogiochi e altro. Gli artisti di TuneCore ricevono sempre il 100% dei propri proventi mantenendo totale controllo creativo e proprietà della musica: in questo modo, gli artisti di TuneCore Italia hanno l’opportunità di prendere il controllo della propria carriera.

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Informazioni su TuneCore

TuneCore porta più musica a più persone, aiutando musicisti e autori ad aumentare le opportunità di profitto e mantenere il controllo delle proprie carriere. La società dispone di uno dei cataloghi musicali che generano i maggiori proventi artistici del mondo, con 702 milioni di euro di guadagni derivanti da più di 43,8 miliardi di download e streaming dal momento della fondazione. I servizi di TuneCore Music Distribution aiutano artisti, etichette e manager a vendere la propria musica tramite iTunes, Apple Music, Spotify, Amazon Music, Google Play e altri siti di download e streaming principali, mantenendo il 100% dei proventi dalle vendite e diritti con un basso costo fisso annuale.

TuneCore Music Publishing Administration assiste gli autori nell’amministrazione delle composizioni tramite licenze, registrazione, raccolta di royalties in tutto il mondo e opportunità di inserimento in film, programmi TV, pubblicità, video game e altro. Il portale dei Servizi aggiuntivi di TuneCore offre una serie di strumenti e servizi che aiutano gli artisti a promuovere le proprie opere, raggiungere i fan e far ascoltare la loro musica. Come parte di Believe Digital Services, TuneCore opera come società indipendente con sede a Brooklyn (New York) e uffici a Burbank (California), Nashville (Tennessee) e Austin (Texas), nonché filiali internazionali in Regno Unito, Australia, Giappone, Canada, Germania e Francia. Per ulteriori informazioni su TuneCore, visita http://www.tunecore.ithttps://youtu.be/TSjGACrJyiY.

10 domande da fare prima di scegliere un distributore di musica digitale

La scelta del distributore che porterà la tua musica su siti come iTunes, Amazon MP3 e Spotify è importante: è necessario che il tuo partner abbia la tua piena fiducia. Se la tua musica è importante per te, vorrai sapere chi la gestirà, che qualità del servizio potrai aspettarti e che ritorno avrai sulla commissione di distribuzione da pagare.

Ecco 10 domande da fare a un distributore di musica digitale prima di affidargli il tuo lavoro. Scegliere il distributore giusto è importante, tanto quanto scegliere la chitarra giusta (o il microfono, o la batteria, o… beh, il senso è chiaro).

1. La distribuzione musicale è il loro principale ramo di attività?

Molte aziende offrono diversi prodotti o servizi oltre alla distribuzione. Non è necessariamente un problema, ma assicurati che supportino il loro servizio di distribuzione, anche investendo, e non lo usino solamente come “esca” per attirare clienti e vendere poi altri servizi.

2. Trattengono parti o percentuali dei proventi generati dalla distribuzione della tua musica?

I modelli di business dei vari distributori possono essere diversi. Alcuni tratterranno parte dei proventi generati dai download e dalle riproduzioni in streaming della musica distribuita. Altri, come TuneCore, credono che gli artisti debbano mantenere il 100% dei proventi generati dalla distribuzione.

3. Hanno un team di assistenza clienti dedicato?

Guardiamo in faccia la realtà: tutti a volte abbiamo bisogno d’aiuto. Se dovessi avere qualche problema durante la procedura di distribuzione, c’è un team pronto a rispondere rapidamente a tutte le tue domande e risolvere la situazione per portare la tua musica sugli store?

4. Hanno una guida online che ti aiuti a trovare la risposta a ogni tua domanda?

Puoi trovare la risposta a molte domande relative alla distribuzione in modo molto rapido, senza bisogno di parlare con una persona reale. Una guida online abbinata a una buona funzione di ricerca può darti la risposta per superare molte delle piccole difficoltà in cui potresti imbatterti.

5. Forniscono linee guida sulla formattazione in modo che la distribuzione proceda senza intoppi?

Gli store digitali hanno requisiti di formattazione molto specifici per tutti i tuoi materiali (file audio, copertine e dati di pubblicazione). Per evitare di non sapere come proseguire nella distribuzione, sarà meglio conoscerli prima. Il distributore monitora i materiali consegnati per assicurarsi ancora una volta che ogni cosa soddisfi i requisiti di formattazione?

6. Supportano la community dei loro artisti?

In qualità di artista, vuoi sentirti parte di una comunità. Il distributore che scegli è fortunato ad averti con sé, e deve offrirti tutto il supporto che meriti. Offrono opportunità di conquistare nuovi fan? O possono farti avere consigli da altri artisti per aiutarti a far progredire la tua carriera?

7. Offrono report sulle tendenze di iTunes per permetterti di vedere come vanno le vendite negli store una volta pubblicati i tuoi lavori?

Una volta pubblicate le tracce sugli store, molto probabilmente sarai ansioso di sapere come vanno le vendite. Assicurati dunque che il distributore possa fornirti dei report sulle tendenze di iTunes. Chiedi quanto spesso vengono aggiornati (giornalmente o settimanalmente?) e se i file sono disponibili in formato .csv o tramite uno strumento dinamico basato sul web che ti consenta di visualizzare e ordinare le vendite in base a pubblicazione, traccia, geolocalizzazione e altro direttamente dal tuo account.

8. I report di vendita sono trasparenti e dettagliati?

È molto importante che il tuo distributore digitale riporti i proventi derivati dallo streaming e dalle vendite digitali nella massima trasparenza e tenendo conto di tutti gli store in cui hai pubblicato la tua musica. Dovrai sapere perfettamente quali brani e album sono stati scaricati e riprodotti in streaming, dove e a che prezzo (fino al singolo centesimo). Hai accesso ai dati di vendita 24 ore al giorno, 7 giorni su 7? Vengono presentati in modo semplice da capire, filtrare e ordinare?

9. Offrono un servizio di Publishing Administration che ti aiuti a raccogliere le royalties sui diritti d’autore o di pubblicazione in tutto il mondo?

Chi crea musica guadagna royalties dalle vendite, dalle riproduzioni in streaming e dall’utilizzo del proprio lavoro in tutto il mondo. Se un distributore offre un servizio di Publishing Administration, può assicurarsi che tu riceva tutte le royalties sui diritti d’autore che ti spettano tramite una verifica integrata. E non dimenticare di chiedere se il servizio è gestito internamente o tramite terzi.

10. Offrono la possibilità di gestire suonerie?

Le suonerie sono un ottimo modo di guadagnare con la tua musica: ti basta trasformare un estratto da 30 secondi di una canzone in una suoneria da vendere sull’iTunes store. Puoi guadagnare qualcosa in più e consentire ai tuoi amici di ascoltare la tua musica ogni volta che squilla il telefono. Perché no?

Prima di scegliere un distributore di musica digitale, ci sono molti fattori da considerare. Mettere in vendita online la tua musica non è certo uno scherzo! Ecco perché ti consigliamo di consultare il nostro sito in maniera approfondita: troverai le risposte a queste e tante altre domande! E se hai ancora dubbi, non esitare a contattarci.

Abbiamo dimenticato qualche domanda importante? Faccelo sapere nei commenti.

Come evitare di farsi bloccare dagli store per errori di formattazione

Per chi distribuisce la propria musica, la cosa più bella è vederla live negli store. D’altro canto, non c’è nulla di peggio che completare la distribuzione e scoprire che gli store non hanno accettato il lavoro a causa di qualche errore di formattazione.

Per evitare passi falsi e rendere la procedura più scorrevole, abbiamo raggruppato alcuni requisiti da seguire per formattare il nome dell’artista, il titolo di lancio e i titoli delle tracce. Per quanto possano sembrare un peso da sopportare, questi requisiti sono necessari a far arrivare la musica negli store il più rapidamente possibile. Una distribuzione semplice e senza intoppi? Non sembra certo un gran peso.

Iniziamo!

A ognuno la propria… riga

Se distribuisci una traccia (che sia un album, un singolo o una suoneria) e quella traccia contiene diversi artisti, è fondamentale inserire ciascun artista su righe DIVERSE vicino a ogni titolo.

Nel campo “Artista”, assicurati di indicare solamente il nome dell’artista principale e non “Nome artista (con nome altro artista)”. Per aggiungere altri artisti alla traccia, fai clic su Aggiungi altri artisti, quindi aggiungi gli altri artisti primari o secondari.

Una volta aggiunti alla traccia tutti gli artisti, controlla il campo “Anteprima del titolo”, che mostra come verrà visualizzata l’immagine negli store.

Scegli la semplicità

È molto importante che il nome dell’artista sia il più semplice possibile.

Se faccio parte di un gruppo familiare e suono il basso, per quanto io possa esserne soddisfatto, farò meglio a non indicarlo nelle mie informazioni come artista all’interno degli store. Se inserisco come nome “Jacqueline R (bassista)” o “Jacqueline R (Doctor Uke & Daughters)”, molto probabilmente gli store rifiuteranno i miei brani.

Lo stesso vale per i titoli delle tracce. Usa solamente il titolo, senza indicare produttore o compositore: gli store non accetteranno questa informazione. Se stai pubblicando il singolo di un album che metterai presto in commercio, non scriverlo nel titolo del brano!

Se la formattazione è errata, è possibile che gli store inizialmente accettino il brano, ma lo rimuovano in seguito.

Ricorda: aggiungere informazioni che non siano il nome dell’artista, il titolo dell’album o il titolo del brano potrebbe causare problemi di distribuzione.

Parliamo di maiuscole.

Il sistema TuneCore corregge automaticamente i titoli di album e tracce e i nomi degli artisti: molto spesso, gli store non accettano che vengano scritti INTERAMENTE IN MAIUSCOLO o con maiuscole adottate in modo… creativo.

Ecco qualche esempio che non piace agli store:

  • “aMiCi PeR SEMprE”
  • AMICI PER SEMPRE

Se il nome dell’artista o di un brano adotta le maiuscole in un modo non convenzionale rifiutato dal sistema TuneCore, puoi contattare il team di supporto TuneCore PRIMA della distribuzione e richiedere di disattivare la correzione automatica per il tuo account. Non dimenticare, però, che se anche modifichiamo le nostre impostazioni, non possiamo garantire che gli Store accettino la formattazione che proponi.

Attenzione alla cover

Se vuoi distribuire una cover e ti sei già occupato di avere i permessi e le licenze di cui hai bisogno, assicurati di soddisfare alcuni requisiti per l’inserimento del titolo.

Sappiamo che vuoi dar credito all’artista originale inserendo il suo nome nel titolo della canzone, ma gli store non sono d’accordo con te.

In altre parole:

Cosa NON FARE:

  • “Hungry Heart (Cover di Bruce Springsteen)”
  • “Hungry Heart (brano originale di Bruce Springsteen).”

Cosa FARE:

  • “Hungry Heart”

Ricorda: scegli sempre la semplicità!

Hai usato il correttore automatico?

Un’ultima (ma MOLTO importante) cosa: correggi! Correggi! Correggi!

Quel singolo doveva davvero chiamarsi “A Song Fr You?” Trova gli errori prima che i brani raggiungano gli store!

Per qualsiasi problema nell’inserimento dei dati di pubblicazione durante la procedura di distribuzione, consulta la nostra sezione di supporto o scrivici PRIMA di iniziare la distribuzione (non possiamo garantire che eventuali modifiche successive vengano accettate dagli store).

[Nota dell’editore: ora che sai tutto ciò che c’è da sapere sulla formattazione, inizia a vendere la tua musica online.]

7 cose che forse non sapevi sui pre-ordini di iTunes

di Dwight Brown, autore TuneCore

Hai quasi finito di scrivere, comporre, arrangiare e registrare. È il momento di dare a tutti la bella notizia: “nuovi brani in arrivo”!

I pre-ordini su iTunes sono perfetti per farlo. Possono aiutarti a far parlare di te e a promuovere il tuo lavoro, e crearli è più semplice di quanto credi. Se sei in grado di cantare e suonare la chitarra, fare rap e ballare, suonare la batteria e controllare l’email allo stesso tempo, sono certo che saprai anche creare musica e promuoverla con i pre-ordini!

1. Cos’è un pre-ordine su iTunes?

I pre-ordini ti consentono di iniziare a vendere album, singoli ed EP su iTunes prima della data di lancio ufficiale.

2. Come puoi far sapere ai tuoi fan che hai aperto i pre-ordini su iTunes?

Inizia a far parlare dei tuoi ultimi lavori inviando ai tuoi fan un link alla pagina iTunes dove potranno pre-ordinarli. La pagina verrà visualizzata anche da chi dà un’occhiata al tuo profilo iTunes.

3. Cosa ci guadagnano i fan?

Scopriranno in anteprima la copertina e i nomi di tutte le tracce. Se crei delle “Anteprime brani”, potranno ascoltare estratti da 90 secondi di vari brani. E i “brani di gratificazione istantanea” permettono loro di acquistare e scaricare all’istante alcuni brani.

4. I pre-ordini iTunes pagano?

Con i pre-ordini puoi iniziare a guadagnare dalla tua nuova musica già da prima del lancio. E se scegli TuneCore come distributore, il 100% dei tuoi proventi resta nelle tue mani.

5. I pre-ordini vengono calcolati nella classifica iTunes?

Le vendite nella fase di pre-ordine vengono calcolate ai fini della classifica iTunes sia durante il periodo di pre-ordine che al momento del lancio. Spingere i fan a pre-ordinare la tua musica può aiutarti a scalare le classifiche!

6. Qual è il momento migliore per creare i pre-ordini iTunes?

Crea i tuoi pre-ordini appena possibile, almeno due o tre settimane prima del lancio. Più tempo hai, meglio è.

7. TuneCore può aiutarti a creare i pre-ordini su iTunes!

Certo. Puoi creare e acquistare i tuoi pre-ordini direttamente nel tuo account TuneCore quando effettui la procedura di upload. Scopri di più. Inoltre, se sei un artista TuneCore risponderemo a tutte le tue domande e ti seguiremo mentre lo fai.

Se puoi suonare la chitarra e cantare allo stesso tempo, sono certo che potrai anche arrivare al lancio e creare dei pre-ordini su iTunes. Ne vale la pena, e fa parlare di te.

Parla al mondo della tua nuova musica. Crea un pre-ordine su iTunes.

10 motivi per cui qualsiasi artista dovrebbe essere su Spotify

[Nota dell’editore: articolo di Kami Knake, fondatrice del podcast musicale, blog ed etichetta di registrazione Bands Under the Radar. Kami ha oltre 15 anni di esperienza, e al momento offre servizi di consulenza a start-up di musica digitale e artisti indipendenti.]

Ultimamente si parla molto di come i servizi di musica in streaming su abbonamento cambieranno il settore della musica. Sembra che ogni settimana o due qualche artista voglia rivelare quanto odia Spotify, il maggior servizio di musica su abbonamento al mondo, lamentandosi delle royalties molto basse che finiscono all’artista. In tutta onestà, è un punto di vista molto limitato. In questo articolo tenterò di fare luce su un tema molto controverso come questo.

10 motivi per cui qualsiasi artista dovrebbe essere su Spotify

1. I servizi su abbonamento promuovono il catalogo musicale di un artista e generano proventi anche di tipo diverso

Secondo MarketWatch, quello della musica in streaming è un mercato da miliardi di dollari. Ci si aspetta che l’arrivo di Apple, Google e Amazon sul mercato porti a un notevole aumento dei proventi delle etichette, creando nuove opportunità per l’intero settore. Per lo streaming musicale, il 2014 è stato un anno ricco di novità: a giugno Amazon ha lanciato Prime Music, a luglio Songza è stata acquisita da Google, e ad agosto Apple ha comprato Beats di Dr. Dre per l’incredibile somma di 3 miliardi di dollari.

Se non bastasse a convincerti che lo streaming è una delle principali priorità, tutte le tre principali etichette hanno reparti specifici per la creazione e la promozione di playlist musicali su Spotify: UMG ha Digster, Sony Filtr, WMG PlaylistMe, e WEA, la divisione di distribuzione e servizi agli artisti di WMG, ha acquisito Playlists.net la scorsa settimana.

La strategia è chiara: promuovere la propria musica tramite le playlist per arrivare a incrementare il numero di riproduzioni in streaming del proprio catalogo Spotify. Attirando fan tramite playlist basate su temi e generi, possono infatti utilizzarle introducendo al loro interno le nuove tracce appena rilasciate. Questo tipo di marketing è una sorta di nuova pubblicità via radio, in cui a dettare legge in fatto di gusti sono i curatori della playlist e chiunque può diventare un curatore. Etichette, distributori, artisti, celebrità, marchi, programmi TV, appassionati di musica e molti altri soggetti possono curare delle playlist Spotify per attirare dei fan.

È ragionevole pensare che un utente che scopre la tua musica per la prima volta tramite una playlist, potendo continuare ad ascoltarla senza dover pagare, possa continuare ad ascoltare tutte le altre canzoni nel tuo catalogo. In questo modo puoi conquistare nuovi fan, che non saranno costretti a scegliere con attenzione quale singolo acquistare. Se avessero dovuto acquistare la tua musica prima di poterla anche solo ascoltare, molti non ti avrebbero mai scoperto. Ron Pope, artista indipendente statunitense, ha aggiunto il suo catalogo su Spotify nel 2010. In poco più di due anni ha generato oltre 57 milioni di riproduzioni, che lo hanno portato a guadagnare 334.636 $ (dato aggiornato a febbraio 2014). La maggior parte dei mesi, Pope riceveva milioni di riproduzioni in streaming dalla Svezia, ed è stato così che gli è stato possibile partecipare a un festival nel Paese scandinavo. Nei Paesi in cui Spotify è molto popolare, come la Svezia e la Norvegia, quasi nessuno acquista musica: la maggior parte dei proventi deriva dunque dallo streaming. È per questo motivo che su Spotify, in quei Paesi gli artisti possono guadagnare 5 o 10 volte di più che negli Stati Uniti.

Diamo un’occhiata ai numeri. Spotify ha più di 40 milioni di utenti in tutto il mondo, di cui 10 milioni pagano costi di iscrizione mensili. Solo negli Stati Uniti ci sono 3 milioni di utenti Spotify paganti. Spotify è stato lanciato in Svezia e Norvegia nell’ottobre del 2008, ma ha raggiunto gli Stati Uniti solamente nel luglio del 2011. La Svezia conta circa 10 milioni di abitanti, la Norvegia 5,1. Ma negli Stati Uniti vivono 319 milioni di persone! Immagina quanto denaro potranno generare Spotify e gli altri servizi di streaming per artisti ed etichette quando lo streaming diventerà la norma negli Stati Uniti e nei Paesi più popolati al mondo. Parliamo di MILIARDI di dollari! E Spotify è ancora un servizio dal numero di utenti relativamente limitato rispetto a YouTube (1 miliardo di utenti) e iTunes (800 milioni di account). I proventi per gli artisti continueranno ad aumentare di pari passo alla crescita di Spotify e degli altri servizi di streaming.

E per evitare di lasciare un elefante nella stanza… sappiamo bene che l’acquisto di MP3 porta fin da subito grandi guadagni per l’autore della musica, ma pensa allo streaming come a un dividendo, che continua a generare denaro ogni qual volta qualcuno ascolta una tua canzone. Man mano che più utenti si abbonano e diventano clienti paganti, ti sorprenderai di quanto rapidamente puoi arrivare a una somma significativa. Ogni giorno che passa ci avviciniamo sempre più al momento in cui i proventi derivati dallo streaming supereranno gli incassi generati dalle vendite dei CD fisici e dai download digitali. E quando arriverà non ci sarà limite ai guadagni!

2. Le playlist possono trasformare una canzone in una hit

‘Waves’, canzone del rapper olandese Mr Probz, è stata lanciata alla fine dello scorso anno. Scaricata oltre 2,4 milioni di volte in tutto il mondo, per tutta l’estate ha ricevuto più di un milione di riproduzioni in streaming al giorno su Spotify. ‘Waves’ ha ricevuto un notevole supporto dai DJ in tutta Europa, ma come ha fatto a diventare una hit in America, sbarcando sull’altra sponda dell’Atlantico e finendo nella Top 40 di Spotify negli Stati Uniti già a inizio aprile? Osservando con attenzione i dati, possiamo notare che nel periodo in cui ‘Waves’ ha iniziato a prendere slancio, a trainarla e aiutarla a raggiungere il successo non sono state le ricerche (come avvenuto in Europa, dove il meccanismo è stato dunque proattivo), ma l’inserimento nelle playlist (meccanismo reattivo). In altre parole, il meccanismo reattivo delle playlist Spotify ha permesso a una hit europea di viaggiare oltre confine e raggiungere gli USA senza che l’artista avesse alcun supporto convenzionale sul territorio. Se mettiamo le riproduzioni in streaming su Spotify, le tag su Shazam e le messe in onda alla radio sullo stesso grafico, sorprende che l’ultimo canale sembri arrivare con ben tre mesi di ritardo e che i numeri delle riproduzioni radiofoniche siano a malapena percettibili.

3. I servizi su abbonamento supportano i nuovi artisti

Il passaggio dal modello convenzionale a quello in streaming nel mondo della musica ha un vantaggio nascosto ma potenzialmente significativo per tutti: i dati. Spotify, disponibile in più di 60 Paesi, raccoglie dati di ascolto su milioni di utenti. Il connubio tra dati e musica avrà un impatto notevole sull’intero settore: è un processo di cui iniziamo già ad avvertire delle avvisaglie. Prendiamo l’esempio del successo di Lorde: la pop star è stata spinta principalmente da Spotify, i cui analisti ne hanno notato la popolarità ben prima che si trasformasse in una star internazionale. L’azienda ha un team interno dedicato a individuare tendenze di questo tipo e supportare gli artisti che le generano, e lavora con le stazioni radio tradizionali per individuare improvvisi aumenti di popolarità di artisti regionali precedentemente invisibili ai DJ.

4. I servizi su abbonamento contrastano la pirateria

Gli studi hanno dimostrato che in seguito all’introduzione di alternative legali come Spotify, in Norvegia (il Paese dal reddito pro capite più alto al mondo) il tasso di pirateria è diminuito di oltre l’80%. A un anno dal lancio di Spotify, anche in Australia la pirateria è diminuita del 20%. E in Svezia è scesa del 25% tra il 2009 e il 2011. In Nord America il file sharing ora è inferiore al 10% del traffico complessivo giornaliero.

5. I servizi su abbonamento portano il cliente medio a spendere di più

I download digitali non sono riusciti a sopperire al calo delle vendite fisiche negli ultimi 15 anni. Il modello di Spotify punta a ricreare il denaro perso spingendo ogni singolo ascoltatore a spendere di più. Secondo Russ Crupnick di NPD Group, un noto servizio di consulenza, solamente il 45% della popolazione della rete negli Stati Uniti (190 milioni di internauti) fa un qualche tipo di acquisto musicale. In questa categoria, la spesa media annuale è pari a 55,45 $. Un cliente Spotify Premium spende 120 $ l’anno (10 $ al mese per 12 mesi). In altre parole, ogni anno un cliente Spotify Premium porta al settore della musica il doppio dei proventi del cliente medio del settore negli Stati Uniti. L’obiettivo di Spotify è convincere milioni di persone in tutto il mondo a diventare abbonati Premium, portando così il settore musicale a una nuova crescita.

6. Lo streaming musicale conta per le classifiche

Lo streaming audio on-demand viene considerato nelle classifiche Billboard americane dal 2012. Nel 2013 Billboard ha aggiunto anche i video su YouTube, pesati secondo una formula complessa, alla celebre classifica dei singoli “Hot 100”. La classifica così tiene conto anche delle riproduzioni in streaming audio o video on-demand, dei download digitali, delle vendite fisiche e delle messe in onda sulle radio online e fisiche. I fan non avevano mai avuto un impatto sulle classifiche forte come quello attuale.

Quest’anno il Regno Unito ha aggiunto le riproduzioni in streaming on-demand al calcolo della classifica Top 40 (singoli). Nel processo di compilazione della classifica, 100 riproduzioni in streaming valgono quando un download o la vendita fisica di un singolo. Per essere considerata valida, una riproduzione in streaming deve essere valida per almeno 30 secondi. Tra i servizi su abbonamento che contribuiscono alla classifica troviamo Spotify, Deezer, Napser, O2 Tracks, Xbox Music, Sony Music Unlimited e rara (un servizio Omnifone). Le visualizzazioni su YouTube e Vevo non contribuiscono invece alla classifica.

7. Lato social e concerti consigliati = promozione gratuita

Gli utenti Spotify possono condividere i brani che ascoltano in modo semplice sulla propria bacheca attività tramite l’app per desktop, con un’integrazione con Facebook che li condivide con tutti gli amici di Facebook o semplicemente inviando messaggi agli altri utenti. Ascoltare musica su Spotify è un’attività social e il semplice fatto di ascoltare la tua musica trasforma i tuoi fan in promotori. Spotify raccomanda inoltre i concerti che si tengono nei paraggi ai fan che ascoltano spesso la tua musica o ti seguono e li mostra agli utenti che visitano la tua discografia sul portale.

8. Con le notifiche e gli avvisi, tenersi in contatto è più semplice

Ogni volta che pubblichi nuove tracce, Spotify genera automaticamente notifiche dirette a chi ti segue, così non si perde mai i tuoi ultimi lavori. Tra le notifiche troviamo email, notifiche push e raccomandazioni nella bacheca attività.

9. I servizi su abbonamento pagano royalties più alte rispetto a video online e radio online o fisiche

Per ogni dollaro che incassa, Spotify paga 70 centesimi ai detentori dei diritti, una percentuale in linea con quanto offerto dagli altri rivenditori digitali. Con l’espressione “detentore dei diritti”, Spotify si riferisce ai detentori della musica presente su Spotify: etichette, publisher, distributori e anche, tramite alcuni distributori digitali, gli stessi artisti indipendenti. Le royalties pagate da Spotify ai detentori dei diritti sono molto più alte di quelle di diversi servizi alternativi, ad esempio il tuo canale video preferito o le stazioni radio online e fisiche. Spotify paga agli artisti più del doppio rispetto a quanto proposto da diversi partner video moto celebri, e molto più di qualsiasi stazione radio online e fisiche.

10. Lo streaming ha già vinto

Quest’anno per la prima volta abbiamo visto un calo delle vendite digitali. Le vendite settimanali di album stabiliscono un nuovo record negativo ogni settimana. Il pubblico ha fatto la sua scelta: preferisce l’accesso al possesso. E chi resiste al cambiamento può comunque acquistare la propria musica preferita in formato fisico o scaricandola. Mentre i download e le vendite dei CD continuano a diminuire, assistiamo invece alla rinascita del vinile. Ma ignorare lo streaming vuol dire vivere nel passato. Le nuove auto e i computer più recenti non hanno neanche un lettore CD! Per citare Bob Lefsetz, “Lo streaming ha vinto. Diamine, ha vinto prima nei film e in TV. Non torneremo mai a possedere musica. Non torneremo mai a guardare le vetrine. È ora di abbandonare questo mondo rudimentale. A me non interessa: io sono tra coloro che hanno vinto. Conosco il progresso. So che direzione ho preso. Non sono uno struzzo con la testa affondata nel terreno!”


Kami Knake è la fondatrice del podcast musicale, blog ed etichetta di registrazione Bands Under the Radar (BUTR). Dopo aver conseguito una laurea in Ingegneria elettrica e informatica presso la University of Iowa, ha lavorato per la Agency for the Performing Arts e la Warner Bros. Records. Kami ha oltre 15 anni di esperienza, e al momento offre servizi di consulenza a start-up di musica digitale e artisti indipendenti. Se cerchi qualcuno che possa aiutarti a promuovere la tua musica nel mondo digitale, o vuoi candidare la tua canzone per ricevere esposizione su BUTR, contattala via email all’indirizzo butrmgmt@gmail.com.

7 modi straordinari di far parlare la stampa di te senza un addetto stampa

Jennifer Paige, artista TuneCore, è stata molto occupata. Il suo nuovo duo, Paige & Palermo, ha appena ricevuto ottime recensioni sul suo primo EP, Stay. Buzzworthy (MTV.com) ha scritto “con il loro modo di cantare sussurrato, ricordano una Lady Antebellum a tinte più elettroniche e in alcuni tratti persino i Fleetwood Mac”. Jennifer oggi condividerà con noi alcuni consigli per far parlare i media di sé anche senza un addetto stampa …

Sono un’artista indie: quando qualcuno mi chiede quale sia il mio budget, mi viene quasi da ridere. Ma cosa possiamo fare a costo zero? Per un artista indie, persino spese ridotte possono accumularsi rapidamente e trasformarsi in ostacoli. Il denaro che spendiamo è il nostro, non abbiamo un mecenate alle spalle o una ricca etichetta a coprire le spese. Dedichiamo tutto il denaro che ci siamo sudati alla creazione della nostra musica, e non resta nulla per promuoverla. Se però non la promuoviamo, nessuno la ascolterà mai.

Per nostra fortuna, la musica è diversa da qualsiasi altra cosa e si diffonde con rapidità pazzesca. Io lo so bene: è proprio quello che è successo al mio primo singolo, “Crush”. Sono balzata in testa alle classifiche in tutto il mondo subito dopo aver firmato il mio primo contratto, prima di creare un album fotografico, quando ancora non avevo neanche pensato al significato di “PR”! Se Internet e i social media sono dalla nostra parte, oggi più che mai possiamo farci ascoltare su scala mondiale. Ma per farlo, dobbiamo iniziare a pensare come un addetto stampa.

La verità, ragazzi miei, è che siamo soli! Dobbiamo farci furbi. Tirare fuori i nostri assi nella manica.

Abbiamo BISOGNO che i blog parlino di noi.

Abbiamo BISOGNO di persone che ci seguano e interagiscano con noi sui social media.

Abbiamo BISOGNO che le radio mandino in onda i nostri pezzi.

Abbiamo BISOGNO che i fan vengano ai nostri spettacoli.

Abbiamo BISOGNO di te, Ellen… e anche di te, Oprah!

Ma come fare? Te lo garantisco: se ti prendi il tempo necessario a fare bene ciò che va fatto, la stampa PARLERÀ di te.

E ALLORA AVRAI MOLTI PIÙ FAN, E MOLTI PIÙ SOLDI PER CONTINUARE A FARE IL LAVORO CHE AMI.

7 modi straordinari di far parlare la stampa di te senza un addetto stampa

1) Semplifica le cose.

Sta a te raccontare la tua storia e dire al mondo cosa ti spinge a fare musica. Laura Goldfarb di Red Boot Publicity spiega che “Se hai una storia interessante e promuovi contenuti su tutti i social media disponibili, sarà molto più probabile che i media parlino di te. Gran parte del lavoro di pubbliche relazioni ha lo scopo di innalzare il tuo brand a un nuovo livello, e la coerenza è fondamentale per farlo”.

2) Renditi degno di attenzione.

Se hai una notizia da condividere, scrivi un comunicato stampa che possa attirare l’attenzione. Fai qualche indagine e compila un elenco di media che parlano del tuo stile musicale (o acquistane uno online). Assicurati di mandare solamente notizie pertinenti agli interessi dei redattori. Ricorda: è meglio inviare poche e-mail ben strutturate a un elenco di contatti appropriato che inviare SPAM a un elenco casuale di contatti nel mondo della musica. Per scoprire nel dettaglio in che modo offrire la migliore immagine di sé, dai un’occhiata a PR You! The essential do-it-yourself guide to public relations, di Becky Vieria e Michele Smith.

3) Aiuta a citarti.

Di recente, un mio Tweet è stato ritwittato da una delle autrici di Billboard. Quando ha iniziato a seguirmi su Twitter, le ho chiesto se fosse interessata ad ascoltare un mio nuovo progetto (1° passo). Dopodiché le ho inviato della musica da ascoltare (2° passaggio): a questo punto, la palla passava alla mia musica. All’autrice è piaciuta molto, tanto che si è offerta non solo di parlarne, ma anche di intervistarmi. Missione compiuta! E senza bisogno di un addetto stampa. OH YEAH!

4) Batti il ferro finché è caldo.

La cosa più difficile è spingere qualcuno a credere in te per primo. Ma quando qualcuno scrive qualche articolo su di te e inizi a farti un nome, è fondamentale che continui a darti da fare! Se ti approcci a un nuovo contatto, parla delle più note riviste che hanno parlato di te e del tuo lavoro. Solitamente basta questo per mostrare all’interlocutore che vale la pena parlare con te e spingerlo a passare dalla tua parte. Dopotutto, nessun redattore vuole rimanere indietro. E nessuno ha tempo da perdere, quindi… vai, vai, vai!

5) Tieni un blog ricco di informazioni utili.

Tutti siamo esperti di qualcosa. Alcuni sanno bene come fare un tour anche con un budget ridotto all’osso, altri magari hanno creato una campagna di crowdfunding che è andata a buon fine. Non è andata a buon fine? Beh, puoi comunque parlare degli errori che hai commesso e di come evitarli. Il punto è che ognuno di noi ha delle informazioni preziose da condividere. Includi un link alla tua musica o al tuo sito Web in ogni post che scrivi. Se inizia a circolare, molto probabilmente i lettori daranno un’occhiata al link che hai inserito e scopriranno le tue canzoni. Fai in modo di essere visibile: sii sempre alla ricerca di nuove opportunità di condividere la tua musica al di fuori della tua cerchia di amici.

6) Cerca di somigliare a Keaton.

Mentre ero in tour con l’artista indie Keaton Simons, ho visto in prima persona tutto ciò di straordinario che faceva. Quando gli ho chiesto un consiglio per ottenere l’attenzione dei media senza un grosso budget di PR, non ha esitato a rivelarmi il suo segreto: “Per me è una questione di coerenza e persistenza, e dipende dalla tua capacità di apprezzare ogni singolo fan. Nulla può sostituire il contatto diretto che ottieni mentre sei in tour, e un vero fan è la miglior pubblicità che potremmo desiderare! Nel settore musicale di oggi possiamo scrivere, registrare e pubblicare una canzone in UN SOLO giorno: pubblicare nuovo materiale regolarmente è un ottimo modo di tenerti in contatto con i tuoi fan”. Sono pienamente d’accordo con Keaton. Alla fine torniamo sempre alla musica, e il fan è il Re. Il 10 giugno Keaton si esibirà al The Ellen Degeneres Show: credo che solamente questo basti a dimostrare che tutto dipende dalla creazione di fedele gruppo di fan.

7) PR ben curate = pubblicità gratuita

Beth Hood Fromm di OMG Publicity è stata così gentile da condividere con noi alcune delle risorse che un artista affamato e disposto a pensare fuori dagli schemi potrebbe trovare interessanti. Iscriviti subito!

  • HARO – Help a Reporter Out (e qualche consiglio per iniziare a usarlo)
  • Per quanto ProfNet non sia gratuito, per chi non può permettersi un retainer o un addetto stampa potrebbe valere la pena di tentare il piccolo investimento necessario.

Una volta credevo che la vera arte potesse esprimersi da sola. Avevo torto marcio: se noi per primi non parliamo della nostra musica, non lo farà nessuno. L’interesse, l’attenzione della stampa, i fan… tutto questo parte da noi e finisce con noi.

È fondamentale capire che essendo artisti non vendiamo semplicemente della musica: le nostre canzoni racchiudono delle esperienze di vita, che raccontiamo così che altri, cantandole, possano pensare “è proprio così”. La musica può cambiare la vita e in alcuni casi anche salvarla. Avere il compito di condividere il dono della musica è un onore.

Vai avanti: CONDIVIDI LA TUA MUSICA CON ORGOGLIO, e RACCONTA LA TUA STORIA CON CORAGGIO. Assicurati di mostrare il tuo lato migliore, e chissà quando la dea bendata toccherà proprio te!

Il genio delle pubbliche relazioni che c’è in te ti ringrazierà: nel profondo, sa bene che siamo noi gli artefici delle nostre fortune.